BNK209 - Associazione Nazionale Tutela Interessi Clienti Sistema Bancario

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Il Presidente

Quando l’economia e gli affari della propria azienda non vanno per il giusto verso

E’ da molto tempo che studio ed analizzo le peculiarità delle Aziende.
In particolar modo in questi ultimi anni mi sono dedicato ad una attività molto particolare, cioè quella di risanamento aziendale ma, con una piccola differenza, la natura è no-profit.
La mia è stata una doppia sfida, la prima quella di entrare in punta di piedi in strutture aziendali con forti passività e piene di problematiche, la seconda quella di dissuadere e convincere l’imprenditore a rendersi disponibile e ridare fiducia al mondo che lo stava abbandonando.
Il mio lavoro inizia quando ormai non c’è più nulla da fare o siamo giunti proprio alle ultime giornate di lavoro.
Ormai l’azienda è alla stregua di ufficiali giudiziari, che con atti di pignoramento oramai decotti, asportano in continuo i beni dell’azienda, rimasti ancora intatti all’intemperie ed alla tempesta finanziaria in atto.
I fornitori oramai, se consegnano o prestano ancora i servizi, lo fanno con pagamenti anticipati.
I dipendenti, quelli infedeli hanno abbandonato da molto la barca, e magari hanno avviato la loro vertenza sindacale mentre i più fedeli ancora sono lì, pazienti e disponibili, alla stregua del loro titolare.
La luce, è una intermittenza, tra l’altalenante della compagnia elettrica che periodicamente distacca l’utenza per poi riallacciarla; così lo è pure il telefono che il gas.
Ma, parliamo pure del grande amico dell’imprenditore, che fino a ieri si è sempre dimostrato disponibile e pronto a sostenerlo nella sua “avventura”, sia nel male che nel bene, un “grande amico” che all’inizio lo ha accolto a braccia  aperte, congratulandosi con lui per l’azienda che aveva creato e per il suo business ma, a sua insaputa lo avrebbe guardato nel suo portafogli ed adocchiando tutti i beni che aveva: La Banca.
E pensare che quei signori, sin dall’inizio avevano creduto ciecamente nel progetto, nell’idea e in tutto quello che l’imprenditore gli aveva prospettato e tralaltro avevano promesso tanto, anzi tantissimo ma, in cambio una semplice firma su un foglio che inizialmente era in bianco, sono procedure standard, una semplice fideiussione.
Ma cosa si cela in tutto questo ammiccare e cortese disponibilità?
Uno dei peggior nemici per l’imprenditore, dove purtroppo oggi, egli stesso si pente amaramente di essersi fidato delle numerose promesse e dei tanti progetti a loro presentati.
Tanta fiducia, addirittura, la Banca era diventata per lui, un confessionale, dove l’imprenditore rivelava i suoi successi ed ahimè anche i suoi insuccessi e dove lo stesso correva per porre riparo a quelli che erano i duri colpi inferti  dal Mercato.
Ma la tanta superficialità nei rapporti e la sua predisposizione lo avevano duramente condannato alla sua morte commerciale.
Tant’è che quando il telefono era collegato, riceveva continuamente ogni giorno telefonate denominate di  “cortesia” da parte dei responsabili delle banche, in cui era maggiormente esposto, che lo invitavano al rientro dei fidi, ed al versamento.
Ma Lui, con la sua preoccupazione ed ansia, e con una doccia fredda che lo attraversava per tutto il corpo, rassicurava i bancari al telefono, promettendo nei prossimi giorni congrui versamenti e quindi rientro nelle posizioni.
Lui sapeva bene di mentire, e sperava magari che gli affari nei prossimi giorni sarebbero migliorati e magari anche un colpo di fortuna nel gioco, visto che tutte le settimane impegnava i suoi piccoli risparmi nell’acquisto di schedine nella tabaccheria sotto casa.
L’affanno finanziario si respirava nell’aria, e si notava dalla trasandatezza dell’imprenditore e di tutto quello che lo circondava.
Ma, il mio lavoro consisteva dapprima nel tessere una tela, con la quale si poteva in qualche modo, capire al meglio lo stato in cui versava l’azienda ma, non in maniera approssimativa, dettagliata e facilmente comprensibile.
L’impatto violento che si andava a creare con l’imprenditore, determinava inizialmente sfiducia nei miei confronti, nascondendomi le sue problematiche e i suoi debiti.
Pian piano che andavamo avanti emergeva la sua paura, la sua vergogna, le sue preoccupazioni per il domani, la sua famiglia, i suoi figli.
Ma lo feci parlare per ore, arrivò la notte e nemmeno ce ne accorgemmo.
I più fedeli terminarono il loro turno di lavoro ed uscirono, rimanemmo soli io e Lui soli in quell’azienda fredda e gelida.
L’imprenditore si accertò che le luci erano tutte spente e che i pochi dipendenti rimasti avevano lasciato l’azienda, poi si mise di nuovo a sedere davanti a me nella sua poltrona da manager e cominciò ad illustrarmi tutto quello fina ad ora non mi aveva detto.
Alla tarda sera, facemmo un punto della situazione e in maniera dettagliata, emerse il suo stato di indebitamento a cui non poteva più sottrarsi.
Facemmo una strategia, dura ma, di salvataggio dell’imprenditore e della Azienda.
Pianificammo le azioni legali, fiscali ed amministrative da perseguire da lì in poi, per porre in essere il fermo immediato di tutte le richieste sia da parte dei fornitori che delle banche.
Vedevo che man mano che andavamo avanti l’imprenditore manifestava la sua diffidenza e difficoltà nell’intraprendere quello che io gli consigliavo.
Da quel giorno ne passarono altri, come pure settimane piene di colloqui e di incontri, poi arrivammo ad una conclusione avviare immediatamente una procedura concorsuale.
Ma che cosa significava in realtà, fallire?
No, iniziare una procedura di concordato preventivo, in modo da congelare nell’immediatezza tutte le attività e passività dell’azienda, forse una liberazione dei mali ed un rilassamento dell’imprenditore alla tensione che fino a quel momento aveva incamerato.
Riuscimmo nell’intento, dopo alcuni mesi, ricontattai l’imprenditore, che nel frattempo aveva ricominciato ad operare e magari con una esperienza in più, che lo aveva formato e modificato nel modo e nella maniera di fare impresa.
Forse da quel giorno Lui aveva impostato le sue decisioni imprenditoriali in funzione alla sua passata esperienza, ed avrebbe comunque attuato comportamenti ed impostazioni che non lo avrebbero più portato in quel vortice che lo aveva risucchiato fino a portarlo alla disperazione.