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Libero  04/01/2009
Banca condannata (Bond Argentini) le motivazioni

Spieghiamo in “soldoni” il principio sul quale si è basato il presidente del Tribunale di Venezia, prima sezione civile, che ha condannato la banca della stessa città a risarcire con 1 milione e 79 mila euro un cliente che aveva investito tutti i suoi risparmi nei titoli Argentina. I famigerati bond che alla fine del 2001 si rivelarono una enorme buggerata e lasciarono in brache di tela almeno 450 mila italiani, provocando un cratere di 11 miliardi di euro. Dice il giudice-presidente Marina Caparelli nella sua sentenza destinata fare dottrina: non importa se quello acquistato è un titolo “spazzatura” oppure un titolo “speranzoso”, e non conta nemmeno che il risparmiatore sia un investitore “esperto” o uno “sprovveduto”, ciò che vale è che la banca non faccia investire tutto il patrimonio del cliente su un unico prodotto. Se non si astiene da ciò compie un’azione “inadeguata”, e davanti a un eventuale fallimento è costretta a risarcire il malcapitato. A meno che questi non sottoscriva una dichiarazione nella quale conferma la sua volontà a eseguire ugualmente l’operazione stessa. Tecnicamente il verdetto veneziano afferma: «La banca in oggetto, ovvero la Cassa di Risparmio di Venezia, va condannata in quanto non ha mai tenuto conto del principio di diversificazione del rischio. Non ha conseguentemente segnalato l’inadeguatezza delle singole operazioni di investimento e non si è mai astenuta dal darvi esecuzione. Ne consegue il risarcimento del danno nei confronti dell’intermediario». Buona premessa Un pronunciamento clamoroso e innovativo, ma soprattutto una buona premessa per tutti gli italiani che a causa del crack finanziario sudamericano (i titoli Argentina sette anni fa persero i quattro quinti del loro valore), passarono dall’altare del tornaconto alla polvere dell’investimento disastroso.