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di Barbara Corrao
ROMA (9 dicembre) - Una comodità, una facilitazione, un modo per semplificarsi la vita largamente usato da milioni persone. A volte può diventare, paradossalmente, fonte di complicazioni. Lo sa Romolo Cingolani che ha dato la sua carta di credito a garanzia di un contratto per una chiavetta Internet. E lo sa anche Fabio Francesconi che, proprio in considerazione di «precedenti esperienze», ha invece chiesto a Fastweb di ricevere a casa fattura e bollettino di conto corrente. Con la moneta elettronica o il Rid si è sempre puntuali nei pagamenti ma si rischiano addebiti non voluti o dovuti ad errori che sempre sono possibili quando si lavora sui grandi numeri, com’è il caso delle società di servizi. Se invece si torna all’antico bollettino a casa, non si hanno sorprese ma in compenso si rischia di pagare in ritardo e di passare per morosi.
Come si esce da questa tenaglia? E’ evidente che ogni caso è a sé stante. Romolo Cingolani racconta a «Dillo al Messaggero» che per acquistare «la tanto pubblicizzata chiavetta» ha sottoscritto con Tim una promozione articolata su 24 mesi, con obbligo di fornire la carta di credito per la riscossione». Il 6 luglio scorso alle 14:34 «la banca mi comunica per sms che Tim ha prelevato 316 dal conto». Scattano le telefonate al call center, Cingolani appura che si tratta di «una sanzione per aver cambiato la carta di credito senza aver preavvisato Tim. Ma io non ho assolutamente cambiato carta». Da allora, nonostante tutti i tentativi fatti, «sono passati 5 mesi e non ho ancora riavuto i miei soldi», è la conclusione desolata. La Tim non ha avuto la possibilità, nel corso di questi giorni festivi, di verificare il caso specifico. Ma fonti dell’azienda precisano che l’addebito sulla carta di credito, in generale, viene chiesto su tutti quei contratti in cui sono previste rateizzazioni, a garanzia che il bene concesso a titolo gratuito sarà poi certamente pagato dal consumatore al termine delle 24 rate. Se la carta non consente il prelievo, viene addebitata una penalità proporzionale alle rate che rimangono da pagare. Lo stop al pagamento può essere dovuto a problemi informatici o a qualsiasi altra causa anche di natura bancaria. Resta il fatto che 5 mesi sono un periodo di tempo lungo e che la vicenda comunque chiama in causa la capacità dei call center di risolvere i problemi posti dai clienti.
Nel caso di Fabio Francesconi, invece, il problema è rovesciato. «Dal 2003 sono cliente Fastweb scrive e ho optato per il pagamento con bollettino postale. Per questa scelta pago 100 euro ma ho almeno la possibilità di controllare prima di pagare». Dopo 2 anni dove tutto va per il meglio «improvvisamente inizio a non ricevere più la fattura con relativo bollettino postale». Telefonate, email, raccomandate: «Per 3 anni mi sono sentito dire, prima, che erano sbagliati i miei dati; poi la proposta di cambiare modalità di pagamento...passi all’addebito in conto o su carta di credito». Fastweb è riuscita a risalire al caso del signor Francesconi. Risulta che «è andato in collection, cioè tra i morosi. Noi spediamo la bolletta ma lui non la riceve per qualche motivo che presumiamo non dipenda dall’agenzia di recapito alla quale ci rivolgiamo abitualmente». Fastweb, effettivamente, offre servizi incentivando il pagamento con carta o Rid. Ed è una tendenza per tutte le società di servizi. «E’ un sistema più ecologico per il risparmio di carta e meno burocratico e si riduce il rischio d’insolvenza». Per entrare più nel dettaglio nel caso specifico bisognerà aspettare la fine del ”ponte” dell’Immacolata. |