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Mps,
De Bustis indagato per truffa
Nell'indagine
su Banca 121
Nel
giorno in cui Calisto Tanzi, l'ex presidente di Parmalat è stato iscritto
nel registro degli indagati per truffa, e a poche settimane dallo scandalo
che ha coinvolto il numero uno di Capitalia, Cesare Geronzi, arriva anche
la notizia di un altro nome illustre finito nel registro degli indagati:
si tratta di Vincenzo De Bustis.
L'ex
direttore generale del Monte dei Paschi di Siena e di Banca 121, ora
amministratore delegato della Deutsche Bank in Italia, è infatti tra
le 23 persone indagate per truffa aggravata nell'indagine che ha indotto
la procura della Repubblica di Trani a far sequestrare dal Gico della
Guardia di Finanza prodotti finanziari dell'ex Banca 121. Insieme a lui compare
anche il nome di Lorenzo Gorgoni, ex presidente di Banca 121 e, dal
maggio scorso, componente del comitato esecutivo di Mps.
La lista comprende tra gli indagati, anche l'allora direttore delle
vendite dell' ex Banca 121, Giuseppe Pacileo.
L'attività delle Fiamme Gialle è ancora frenetica, in queste ore si
stanno infatti ultimando le notifiche di avvisi di garanzia nei confronti
delle persone sottoposte ad indagini.
Secondo il pubblico ministero inquirente, Antonio Savasta, i dirigenti
della ex Banca 121 hanno messo in atto una operazione, ingannando migliaia
di inconsapevoli clienti, per rendere l'istituto salentino più
"appetibile" agli occhi del Montepaschi, gruppo con cui stavano
trattando la cessione della banca stessa.
In particolare, ha sottolineato Savasta, alla Mps è stata prospettata una
banca "attiva sul mercato. La Banca del Salento aveva piazzato a
tutta la sua clientela prodotti particolari (come My Way e For You) che le
consentivano di ricevere immediatamente flussi di denaro e quindi
plusvalenze, la banca si proponeva così ricca di liquidita'. Questa
liquidita' e' stata fatta apparire al Mps come plusvalenza: il Monte
Paschi ha cosi' ritenuto la Banca 121 "'molto appetibile, una banca
piccola ma con una enorme liquidita' e soprattutto con una clientela che
ha piena fiducia dei suoi prodotti".
Per tale motivo - secondo Savasta - l'acquisizione di Banca 121 comporto'
per Mps un esborso di 2.500 miliardi di lire. L'operazione tra Rocca
Salimbeni e la banca leccese si compi' appunto tra il dicembre 1999 e il
2001. Nel febbraio 2000 la Banca del Salento entro' nel gruppo Monte
Paschi. Il primo giugno 2000 la Banca del Salento assunse il nuovo nome di
Banca 121; nel luglio successivo furono nominati i componenti del
consiglio di amministrazione: entrarono nel cda numerosi dirigenti del
gruppo Monte dei Paschi di Siena e della ex Banca del Salento, tra i quali
Quirico Semeraro, figlio di Giovanni Semeraro che era stato presidente
della banca salentina dal '75 e poi componente del Cda del Monte Paschi, e
Vincenzo De Bustis, direttore generale della Banca del Salento dal '93 e
nel giugno 2000 nominato direttore generale del Monte dei Paschi di Siena.
La Banca del Salento e' stata la prima banca in Italia ad aver realizzato
la strategia multicanale integrata: filiali, negozi finanziari, promotori
finanziari e virtual banking (via telefono, Internet e televideo).
A quanto si è saputo, al momento della vendita di Banca 121 a Mps, dai
documenti prodotti dalla banca pugliese emergeva che la stessa aveva un
Return on equity (Roe) altissimo, pari a circa il 20%, contro l'8% che
registravano, tra il 1999 e il 2000, alcune tra le piu' importanti banche
italiane.
Il Roe e' il grado di redditività del capitale proprio ed e' il quoziente
di massima sintesi della performance aziendale. Per far innalzare il Roe,
e quindi il valore sul mercato della banca, i vertici della Banca 121 -
ritiene di aver accertato il Gico - avrebbero rivolto anche minacce ai
dipendenti dell'istituto di credito ai quali avrebbero impartito l'ordine
perentorio di vendere in massa i prodotti finanziari finiti oggi sotto
sequestro.
Banca
121 indagata per truffa
Accusa:investimenti
rischiosi camuffati
Banca
121, la ex banca del Salento ora inglobata in Mps, ha realizzato una
truffa da 54 milioni di euro, pari a 106 miliardi delle vecchie lire,
effettuata con la vendite di prodotti finanziari "camuffati" da
Titoli di Stato. E' quanto è emerso dalle inchieste svolte dalla Procura
di Trani. Ad essere raggirati oltre 2.500 clienti dell'istitituto.
Tanti
sono infatti i titoli sequestrati dagli uomini del Gico della Guardia di
Finanza di Bari, riconducibili appunto a circa 2.500 clienti
della Banca 121 nel territorio del nord barese.
In realtà i clienti erano convinti di aver investito in sicuri Titoli di
Stato. Invece i prodotti da loro acquistati erano veri e propri
"strumenti derivati" altamente speculativi che venivano
dissimulati all'interno di una contrattualistica, con una denominazione
fuorviante che richiamava quella dei titoli di Stato come i Buoni e i
Certificati del Tesoro. I prodotti sotto accusa infatti avevano le
seguenti denominazioni: Bpt-Tel, Btp-Index e Btp-Online.
Così,
i clienti che pensavano di avere titoli di stato con garanzia del
capitale a scadenza, si sono trovati con un investimento ridotto in
media del 65%.
La Procura tiene a sottolineare che "le conclusioni investigative
sulla reale natura di tali prodotti hanno ricevuto conferma anche dalla
Consob, interpellata al riguardo, e dalle relazioni corpose di due
consulenti tecnici nominati dalla Procura, scelti tra un ispettore
designato dal Governatore della Banca d'Italia e un avvocato esperto della
materia".
Le indagini sono partite dopo una querela presentata da due clienti della
filiale di Bisceglie (Bari) per presunte attivita' truffaldine svolte da
alcuni funzionari sulla vendita di prodotti finanziari altamente
speculativi sotto l'apparenza di tranquilli titoli di Stato.
E hanno portato nomi illustri come quello Vincenzo De Bustis (a.d. di
Deutsche Bank ed ex d.g. di Banca del Salento e Mps) e Lorenzo Gorgoni, ex
presidente della Banca 121 e attuale componente del CdA e del Comitato
Esecutivo di Mps) ad essere iscritti nel registro degli indagati.
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